Il libro incantato

A cura della Prof.ssa Egidia Celano

Era un pomeriggio freddo e nuvoloso, e un ragazzino di nome Andrea, aveva appena finito di leggere una collana di libri, decise di tornare in biblioteca per comprarne altre. Così, dopo aver avuto il consenso dai genitori si incamminò. Quando arrivò notò subito che era da solo, con lui c’era solo un’anziana cassiera, ma di questo vide il lato positivo: era libero di girare per tutti quegli scaffali senza che venisse disturbato.

Così, felice, iniziò la sua ricerca per un libro di fantasia di cui non conosceva neanche il nome, dopo un po’ trovò gli scaffali dedicati ai suoi scrittori preferiti, si trovavano in un angolino buio, pieno di ragnatele e polvere, e molto lontano dall’uscita. Iniziò quindi a leggere tutti i titoli dei libri, fin quando non ne trovò uno che lo intrigava, era molto pesante e dallo stato delle sue pagine si riconosceva che era lì da molto tempo, quindi lo prese e iniziò a leggere l’introduzione per vedere se gli sarebbe piaciuta o meno la trama, ma appena girò la copertina si sentì un forte tuono, seguito poi da una tempesta di pioggia interminabile, ma pensò che fosse stata solo una coincidenza, e continuò la sua lettura. Subito dopo aver girato la pagina successiva però il libro inizio a tremare e gli cadde dalle mani, dal centro spuntò un forte fascio di luce che sembrava incantato, questo iniziò così a muoversi lentamente, ma non appena sfiorò di poco il braccio del ragazzino, venne intrappolato tra le pagine del libro.

Si era così ritrovato in un mondo diverso, era tutto bianco, senza riferimenti esterni o rumori. Sentì una scura voce, di cui non capiva la direzione, diceva che, se fosse riuscito a dare un bel lieto fine alla storia, sarebbe stato liberato e sarebbe tornato a casa sano e salvo, e non specificò quello che avrebbe dovuto superare. Poi aggiunse però che, se avesse fallito, sarebbe rimasto intrappolato nel libro per sempre.

Subito dopo iniziò la sua vera avventura con un salto nel vuoto, che lo trasportò nel vero mondo della storia, cioè una semplice casa, in una normalissima città, durante una apparentemente banalissima mattinata. Con lui c’erano suoi tre amici, che anche se non li aveva mai visti prima di allora, gli sembrava di conoscerli da sempre, gli spiegarono che tutti e quattro sarebbero dovuti partire per un bosco, che si trovava a una trentina di minuti di bicicletta da casa loro, per fare un pic-nic e passare un pomeriggio insieme. Così Andrea, che ancora non aveva capito cosa avrebbe dovuto fare per raggiungere l’obbiettivo, ascoltò i suoi amici e si preparò del cibo e dei vestiti per partire.

Dopo un po’ salirono tutti in bici, e molto lentamente si avviarono. Iniziarono a parlare, e il ragazzino ebbe modo di conoscerli meglio. Dopo molto tempo arrivarono, il bosco era molto fitto, pieno di muschio, alberi e erba alta. Si sistemarono su delle rocce e iniziarono tranquillamente a pranzare. Alle spalle avevano tanti alberi, che non permettevano il passaggio della luce del sole, creando così un posto molto buio e quasi inquietante. A un certo punto, iniziarono a sentire rumori, come dei ramoscelli che si spezzavano, o comunque avvertivano dei movimenti alle loro spalle, ma non ci fecero molto caso, solo Andrea continuava a girarsi incuriosito e allo stesso tempo spaventato. A un certo punto vide con la coda dell’occhio una grossa ombra nera che correva velocemente da un albero all’altro, ma come si girò del tutto, scomparve. Era sempre più spaventato, ma essendo l’unico ad averlo visto, pensò che si stesse sbagliando e tornò a mangiare tranquillo, ma poi successe altre due, tre, fin quattro volte, e capì che non si stava affatto sbagliando, così si girò completamente, inoltre provò a dirglielo ai suoi amici, ma lo presero come uno scherzo e non ci fecero caso. Dopo altro tempo quell’ombra si mosse di nuovo, e Andrea la vide benissimo, ma non riconobbe di cosa si trattasse, era comunque molto più vicina di prima, e la sua paura stava costantemente aumentando, in seguito riuscì a capire dietro quale albero si trovava, e convinse i suoi amici ad andare a controllare, che andarono spediti pensando fosse solo uno scherzo. Dopo circa cinque minuti, in cui cercavano in vano, gli amici iniziarono a cercare di convincere Andrea che non fosse successo niente, ma lui non abbassò la guardia. Uno degli amici si girò di scatto per tornare al pic-nic, ma non appena lo fece, si ritrovò un’imponente ombra più nera e oscura di qualunque altra, che lo fissava con occhi che incutevano terrore, così rimase incredulo a guardarlo per qualche secondo, per poi lanciare un fortissimo urlo e scappare nella direzione opposta. E gli altri, che non avevano visto niente, lo seguirono immaginando soltanto quello che avesse potuto vedere.

Mentre continuavano a correre, l’amico spiegò agli altri cosa avesse visto, per poi dare ragione ad Andrea. Corsero così tanto che dopo un po’ si accorsero di essersi allontanati molto. Dovevano trovare un modo per ritornare indietro, allontanando il mostro. Andrea propose di mettere del cibo che portava con se nello zaino in un punto non molto lontano da loro, e quando il mostro si sarebbe fermato lì per mangiare, loro ne avrebbero approfittato per tornare al punto di partenza, prendendo le biciclette e scappando a casa. Così gli altri non trovarono altre idee, e misero in atto quella di Andrea.

Quindi dopo aver posizionato il cibo, il mostro non ci mise più di dieci minuti per arrivare, a vederlo di nuovo faceva ancora più paura, le sue grandi e pelose mani portavano velocemente il cibo alla sua grande bocca, che sembrava non masticare nemmeno. Così fecero un’altra corsa, senza farsi vedere dal mostro, e dopo un po’ riuscirono ad arrivare alle biciclette, così le presero e iniziarono a pedalare velocemente. A un certo punto Andrea si girò e vide il mostro che li seguiva molto velocemente, così accellerò sempre di più, fino a ritornare sulla strada che porta alla città, dove il mostro si fermò di colpo, fissando i ragazzi per un po’, e per poi rifugiarsi di nuovo nel suo bosco.

Mentre Andrea e i suoi amici si avvicinavano alla loro casa, le cose piano piano scomparivano nel nulla, tutto tranne i suoi tre amici, finchè non si ritrovarono nello stesso posto iniziale, quella enorme camera completamente bianca. Qui sentì nuovamente la voce, che si congratulava con lui per aver salvato i suoi amici, e per aver dato il lieto fine che cercava.

Subito dopo uscirono magicamente dal libro, e decisero di buttarlo, così che nessuno potesse rivivere la loro bruttissima esperienza. In seguito scapparono tutti e quattro nelle proprie case, ringraziando Andrea e andando ad abbracciare i loro genitori, che non si erano accorti di nulla.



Francesco Di Trani IA

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